Contemporaneo

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CONTROCANTO

 

LA VIOLENZA E LA SUA DEGENERAZIONE, NEL CONTESTO DELLA NOSTRA STORIA MODERNA

 

Se è vero che sin da quando l’uomo ha posto piede su questa terra, la violenza è stata ed è ancora oggi ben rappresentata nella strutture sociali dei popoli, è altrettanto vero, che di questi tempi, assistiamo assuefatti alla sua più cruda degenerazione, che tende sempre più spesso, ad accompagnarsi ad un altro tipo di degenerazione, ancora più bieca e assurda della sola violenza valutata in se stessa: quella degli istinti più bassi e trogloditi degli uomini.

E così iniziamo impotenti la conta: mattanze di bambini dagli occhi grandi la cui unica colpa è quella di piangere un po’troppo o essere figli d’un padre che ha “sgarrato”e d’una madre depressa, insoddisfazioni e conflitti personali pronti a tramutarsi in tremende stragi di massa, barbare aggressioni nel nome di ideali politici, religiosi, o addirittura rivalità calcistiche, e ancora, insurrezioni armate contro gli “sbirri”, atti di bullismo nelle scuole, presidi e preti pedofili, professoresse dagli istinti orgiastici con le mutande al vento, aumento incontrollato della microcriminalità e delle mafie.

Ma cosa si nasconde dietro l’epoca della degenerazione della violenza e degli istinti più bassi e trogloditi degli uomini? Gli oppositori del progresso puntano l’indice contro il progresso stesso e l’esplosione devastatrice della tecnologia mediatica, gli esponenti della Chiesa cattolica, forse, verso la caduta dei valori e la perdita dell’identità cristiana nelle coscienze umane, gli psicologi ed i sociologi cercano d’identificare le cause, i primi, nei meandri della mente dell’uomo, i secondi nella società malata che indegnamente lo rappresenta o nella mancanza di lavoro sicuro che condurrebbe inevitabilmente verso un’instabilità sociale diffusa, specie nell’universo giovanile. Quanto c’è di vero in tutto questo? Forse esistono delle verità, ma chi di loro può detenere la ragione pura? Nel dibattito voglio inserirmi anch’io, con la piena libertà intellettuale che mi ha sempre contraddistinto, provando l’abbozzo di una riflessione, che spero possa dare inizio ad un dialogo costruttivo fra i nostri pochi e amati lettori.
Esiste un periodo lungo e cruciale nella nostra storia occidentale, che ha inizio durante la rivoluzione giovanile del “sessantotto”(mi riferisco alla sola civiltà capitalistica, perché valutare la complessità del problema in una visione globale non avrebbe alcun senso). Affermo questo con la convinzione di non voler “crocifiggere” quegli anni o comunque gli uomini che ne sono stati protagonisti, ma cercando di valutare obiettivamente il “sessantotto”nella sua difficile complessità (...)

"La ricerca della felicità" di Gabriele Muccino
Senza rete: Le api regine

Recensione di Gianbruno Torrano

"La ricerca della felicità", l'ultimo film di Gabriele Muccino con Will Smith nelle vesti di protagonista-produttore, costituisce l'ennesimo esempio di un cinema americano che non vuole proprio morire e cioè quello del genere eroico.


Chris Gardner, il protagonista del film, è un uomo che ce l'ha fatta, a discapito dei quaranta milioni di poveri e senza tetto che caratterizzano l'America di oggi, una cifra pari al 15% di tutta la popolazione. La storia del film vede protagonista un Will Smith serio ed impegnato, a tratti tragico, che deve sopravvivere nell'america reaganiana degli anni '80.
Il quadro che emerge non è privo della retorica tipica del cinema americano e la regia risulta anonima allo spettatore, se non fosse per il ritmo e il susseguirsi incessante delle scene che uniti a piccoli elementi di realismo danno quel leggero tocco "mucciniano" che serve a temperare la pellicola dalle eccessive situazioni strappalacrime che un regista americano non avrebbe esitato ad inserire.

di Marco Ferrucci

Da tempo immemorabile la società italiana è retta da gruppi di potere e potentati che in maniera autocratica e autoreferenziale, sembrano estranei a qualsiasi logica di merito e diritto.
Magistrati e politici, medici e avvocati, baronie universitarie e notai, sono sentiti dai cittadini come le api regine a cui rivolgersi con cautela dopo estenuanti anticamere, magari con il cappello in mano e al cui arbitrio si risponde disarmati.
Gli stessi, dettano alla società intera le regole del gioco, chiudendosi sdegnosamente nell’Olimpo di caste inarrivabili che i paria comuni cittadini, non possono avvicinare né discutere.
Veniamo a conoscenza adesso, che gli intoccabili e gli annessi privilegi allignerebbero tra tassisti, edicolanti e benzinai e che queste sarebbero le categorie del privilegio e del potere, responsabili di ogni degenerazione e nefandezza nel paese.
Che ci sia stato un cambio della guardia tra le api regine?

Ma forse è proprio il continuo avvicendarsi di scene di breve durata che porta lo spettatore a non avere grandi ricordi del film se non questa generica e continua visione delle disavventure del protagonista nel loro insieme. Guardando un film del genere sorgono spontanee alcune domande di tipo sociale, relative al contenuto del film, ed altre di tipo cinematografico in senso lato, relative all’industria del cinema e alla sua commercializzazione. Per quanto riguarda il primo punto, ci si chiede quando l’America inizierà a guardare ad un cinema privo di retorica ed eroismo, che prenda in considerazione gli “ultimi” anziché i “primi”, che descriva la vita vera anziché il sogno. Ma la risposta è facile e scontata: MAI.
In un’america sconvolta dai cambiamenti economici di una Cina che avanza, dalla realtà dei terribili errori bellici degli ultimi anni, un cinema che racconti “la realtà” è impensabile e sarebbe un flop; la gente vuole sognare e pensare che in fondo c’è ancora una speranza, che “l’american dream” non è seppellito ma che sta solo sognando a sua volta. Per quanto concerne la valutazione “cinematografica” del prodotto, inutile dire che il vero “american dream” di questa operazione commerciale è quello di Gabriele Muccino, regista medio italiano che sbarca in america moltiplicando il cache e le offerte oltreoceano; ottima, tuttavia, la prestazione degli Smith, padre e figlio dimostrano di saper ben tenere il ruolo anche nei momenti più difficili della recitazione.

 
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